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Dal 19 giugno l’amministrazione comunale di sessa Aurunca si ritrova con la scadenza fissa dei venti giorni – quella imposta dalla legge -per l’elezione del presidente del Consiglio, attorno alla quale ancora non si riesce a trovare la quadra. Attualmente la civica assise è convocata dal ‘consigliere anziano’ Massimo Schiavone che, ironia della sorte, è il più giovane tra presenti tra gli scranni. Ovvio che la situazione non potrà protrarsi alle calende greche, per cui la matassa va dipanata quanto prima. Infruttuosa anche la seduta di venerdì scorso con le posizioni che non si scalfiscono. In pratica in lizza ci sarebbero tre persone, ma in realtà sono due. Da un lato c’è Luciano Di Meo, 376 voti di preferenza tra le file del PD che mette sul piatto della bilancia la sua posizione di ex sindaco; sempre dalla lista del Partito Democratico è stata avanzata la candidatura di Ciro Marcigliano che di voti ne ha portati a casa 483, ma pare che la sua sia una falsa partecipazione alla lotta in quanto rinuncerebbe a favore del collega di partito. Sui due pesa il veto degli alleati della coalizione che non intendono cedere al partito del sindaco Sasso anche il seggio più alto dopo aver acconsentito al primo cittadino di formare – a loro dire – ad una giunta composta esclusivamente da uomini e donne vicini o parte integrante dei Dem. Il resto della maggioranza si sentirebbe maggiormente garantita da Basilio Vernile, capolista di Passione Democratica, consigliere provincile, che il ruolo di presidente del consiglio comunale lo ha già interpretato, lasciando in tutti una eccellente dimostrazione di imparzialità ed equità.
Con questo equilibrio di forze, per demolire la resistenza del concorrente Di Meo dovrebbe attingere a qualche voto della minoranza, ma il recente interpartitico ha dettato la linea, secondo la quale la carica verrà assegnata coi soli voti della maggioranza. E lo stesso candidato del PD avrebbe dichiarato che accetterebbe la nomina solo con una confluenza sul suo nome di larga parte dei voti, se non addirittura l’unanimità. Insomma una bella gatta da pelare, l’equilibrio tra le forze in campo.
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