
AVERSA – Nella mattinata odierna, nelle provincie di Caserta e Napoli, militari del Nucleo Investigativo di Caserta hanno dato esecuzione ad una misura cautelare (1 in carcere ed 1 agli arresti domiciliari) emessa dal GIP del Tribunale di Napoli, su richiesta di questa Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti di 2 indagati, Ferdinando Di Lauro e Andrea Grieco, ritenuti responsabili, a vario titolo, di associazione per delinquere di stampo mafioso, turbata libertà degli incanti, aggravati dalla finalità di agevolare il clan dei casalesi, in ordine alla realizzazione dell’area P.I.P. del comune di Aversa. I militari hanno anche eseguito, unitamente a personale del GICO della GDF di Napoli, dei provvedimenti di sequestro preventivo a carico di Di Lauro, per un valore complessivo stimato in circa 2.500.000,00 euro.
L’indagine, scaturita dalle dichiarazioni del collaboratore di giustizia Antonio Iovine, detto “o ninno”, figura verticistica del sodalizio criminale clan “dei casalesi” rilasciate dal maggio del 2014, poi riscontrate da attività tecniche di intercettazioni telefoniche e ambientali nonché acquisizioni di molteplici documenti effettuati presso enti pubblici, tra cui il comune di Aversa, e corroborate da dichiarazioni di altri collaboratori, ha consentito di documentare:
– l’appartenenza al clan dei casalesi di Ferdinando Di Lauro, imprenditore espressione diretta dell’allora latitante Antonio Iovine, il quale, tra gli anni 2007-2011, grazie ad aderenze presso il Comune di Aversa, attraverso prestanomi e imprese a lui riconducibili, riuscì ad aggiudicarsi l’appalto per la realizzazione dell’area P.I.P. di Aversa, da edificare su un terreno di sua proprietà, per un valore complessivo pari a circa 21 milioni di euro, in realtà mai realizzato perché la procedura esecutiva necessitava di una variante al PUA mai attuata da altra Amministrazione comunale subentrata nel 2012;
– come l’imprenditore Andrea Grieco, socio di Di Lauro col quale aveva acquistato un terreno, in concorso con altri imprenditori con i quali erano state costituite società di comodo per la partecipazione alla gara d’appalto relativa alla realizzazione dell’area Pip di Aversa e l’esecuzione di successivi lavori, partecipò all’incanto e risultò aggiudicatario dello stesso ben sapendo che la gara era stata turbata da Di Lauro per contro di Antonio Iovine. In particolare il Gip ha esaminato le dichiarazioni rese dal collaboratore sul contro dell’imprenditore Ferdinando Di Lauro, definito uno dei suoi uomini di fiducia, che unitamente al socio napoletano Andrea Griesco, aveva acquistato un lotto di terreno di 500 mq, inserito nell’area Pip di Aversa, con l’obiettivo successivo di modificare il piano regolatore del Comune di Aversa, facendo transitare il lotto di terreno da zona Pip a zona edificabile.
Non riuscendo in questo intento poiché la cosa avrebbe determinato a carico degli autori conseguenze penali, gli indagati spostavano l’interesse sul bando di gara indetto dal Comune di Aversa per la realizzazione in quella stessa area della zona Pip. La gara fu inizialmente aggiudicata all’imprenditore Michele Russo di Aversa, quest’ultimo avvicinato dall’allora latitante Antonio Iovine fu indotto a rinunciare all’appalto di esecuzione dei lavori. Ferdinando Di Lauro, su disposizione di Antonio Iovine, costituì una società per partecipare alla nuova gara che sarebbe stata indetta dal Comune di Aversa, con l’intento di aggiudicarsi l’intera opera per la realizzazione degli immobili in area Pip, per un ammontare complessivo pari a oltre 25 milioni di euro.
La gara fu aggiudicata alla società G&D Prefabbricati, della quale Gennaro Pitocchi lasciato l’incarico pubblico era divenuto il progettista delegato di Enzo Di Federico (indagato), altro imprenditore nel frattempo avvicinatosi a Ferdinando Di Lauro e di conseguenza ad Antonio Iovine, fra l’altro unica società che aveva partecipato alla gara. Nella ricostruzione della gara d’appalto, il Gip riconosceva il ruolo nevralgico di Ferdinando Di Lauro quale emissione di Antonio Iovine, di cui era diretta espressione, che con le sue capacità imprenditoriali interagiva scientemente con quei funzionari disponibili dell’ente comunale che gli consentivano di intervenire nelle varie fasi della lunga procedura d’appalto.
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