
[adrotate banner=”16″]
Si è tenuto ieri, 4 novembre, alla Seconda Università degli studi di Napoli il secondo appuntamento del convegno internazionale ‘Da Ludovico d’Angiò a san Ludovico da Tolosa’ in vista del settimo centenario della sua canonizzazione.
Al centro del dibattito, la figura di Ludovico d’Angiò, il giovane principe che sullo scorcio del XIII secolo rinunciò al trono di Napoli per abbracciare la vita religiosa ed entrare nell’Ordine dei frati Minori, lasciando la corona al fratello Roberto il quale, secondo alcune fonti, nacque proprio a Santa Maria Capua Vetere.
Durante il convegno l’accostamento al personaggio storico è stato realizzato attraverso diversi approcci. Il professor Daniele Solvi, ha parlato dell’agiografia ludoviciana e di tutti quegli scritti che, dopo la morte, hanno contribuito a tracciare il profilo di Ludovico: dalla lettera al profilo biografico, dalla raccolta di miracoli al sermone, dalla testimonianza giurata alla ‘Vita’ vera e propria. Gli elementi più rilevanti che emergono dall’agiografia ludoviciana sono: il richiamo alla povertà, e l’espletamento delle virtù nei confronti di se stesso, degli altri, di Dio. È possibile ricostruire la vita di Ludovico anche attraverso i ‘Capitola interrogatoria’ e cioè gli articoli interrogatori del processo di canonizzazione.
Hanno contribuito a delineare nel tempo la figura di Ludovico D’Angiò anche le iconografie e le sue raffigurazioni. Rosa Alcoy Pedros, direttamente dall’Universitat de Barcelona, ha mostrato alcune riproduzioni significative del santo appartenenti all’arte catalana. Sulla tomba di Giovanni d’Aragona nella cattedrale di Terragona, ad esempio, vi è il dipinto del calvario in cui c’è una delle immagini più emblematiche di Ludovico.
San Ludovico da Tolosa compare anche in un particolare soggetto artistico che cominciò a diffondersi nei conventi minoritici intorno alla fine del XV secolo, e cioè l’albero francescano: ne ha parlato Giuseppe Cassio, storico dell’arte. Si tratta di una sorta di genealogia delle famiglie francescane per mezzo della quale si può individuare la posizione di Ludovico rispetto ad altri protagonisti dell’Ordine, e in cui il santo si presenta quasi sempre con la mitra e un pastorale.
Filippo Sedda della ‘Pontificia Università Antonianum’ ha inquadrato la figura di Ludovico nelle fonti liturgiche in cui la fedeltà del modello si coniuga spesso con un’ampia libertà. Lo studioso ha focalizzato la sua attenzione sulle tre forme di historia pervenute fino a noi, per capire quale immagine di san Ludovico ci consegnano.
Inoltre negli affreschi della chiesa di San Francesco a Sulmona sono serbati alcuni affreschi che effigiano i miracoli di san Ludovico di Tolosa, e una lunetta similmente affrescata in un locale attualmente adibito a sacrestia, in cui sono raffigurati l’ingresso del principe angioino nell’Ordine francescano e la sua consacrazione episcopale da parte di Bonifacio VIII. Cristiana Pasqualetti, dell’Università dell’Aquila, ha voluto rileggere tali dipinti trecenteschi alla luce del contesto architettonico e del panorama confraternale sulmonese.
Rossella Papale
[the_ad id=”13219″]
































