La conversione pastorale e missionaria: profili di un nuovo approccio pastorale. il Card. Menichelli parla ai giovani Seminaristi convenuti a Frascati per l’incontro Formativo Nazionale.

il card. Edoardo Menichelli, arcivescovo emerito di Ancona-Osimo

di Stefano Sgueglia

FRASCATI (ROMA) – “Voi cari figlioli siete gli uomini del trapasso pastorale. Voi vi siete rampicati fin qui e state adesso sul crinale… o ritornate indietro (ritornare a fare le cose di sempre e scadere nella monotonia) o andate avanti (aprirsi alla novità e a nuove sfide)”.

Con queste parole ha esordito S.Em. Card. Menichelli – arcivescovo emerito di Ancona-Osimo per l’inizio dei lavori del XXV Incontro per i Seminaristi il cui tema é: “Quale prete per la conversione pastorale e missionaria”. L’incontro é promosso dall’equipe del Centro Iniziative Culturali Sacerdotali dell’Opus Dei.

Nel corso della relazione, Sua Eminenza ha toccato diversi punti incoraggiando i giovani Seminaristi di fronte alla sfide che li attendono tra questi li ha invitati per il domani a fare un salto di qualità ossia “il passare da una comunità numerica a una comunità evangelica – non lamentarsi di fronte a una comunità numericamente ridotta ma qualitativamente evangelica” la logica del “non Multa Sed Multum” per una pastorale degna di questo nome che mette al centro l’attenzione per il singolo. Inoltre una perla di STILE pastorale sempre pronunciata dal presule che invita a una pastorale improntata sull’ANNUNCIO: “La Chiesa non è chiamata a convertire. La Pastorale non è per la conversione. Il nostro compito è più semplicemente quello di annunciare quello che abbiamo visto – come ci ricorda l’Apostolo Giovanni nella sua Lettera. E una cosa vista che ti ha riempito il cuore tu non puoi non raccontarla (Noi non possiamo tacere ciò che abbiamo visto e ascoltato, At 4.20) –
E ancora, il Card. Menichelli é ritornato con un IMPRINTING personale su quanto giá più volte nel corso del suo Pontificato, papa Francesco sta ribadendo ossia L’ESSERE A SERVIZIO DELLA CHIESA E NON SERVIRSI DI ESSA: ” Di ciò che passa per la pastorale nessuno di noi è padrone di qualche cosa. Noi non siamo padroni della Parola di Dio, dell’Eucarestia, della Misericordia. L’atteggiamento pastorale è METTERSI AL SERVIZIO di Dio per un progetto la salvezza. La salvezza non è riempire un sacco ma donare a una persona quella Grazia che porta la persona ad entrare in una direzione, un cammino.

Dopo la relazione ha avuto luogo un interessante dibattito e particolarmente rilevante é stato un passaggio dove si é toccato lo stile della paternità per un sacerdote e Sua Eminenza ha così risposto:” Padre non é padrone.– NON ESERCITA UN’AUTORITÀ DI DOMINIO MA UNA AUTOREVOLEZZA DI ESEMPLARITÀ – IL PADRE deve rendere la vita del figlio praticabile e lo deve abituare ad entrare nel mondo degli uomini con la tenerezza. – IL PADRE NON PUNTA MAI IL DITO. La paternità di Gesù è il criterio del SE VUOI”. Una paternità dunque che educa e responsabilizza il figlio e la comunità e lo apre all’incontro con i fratelli.

In un suo intervento Sua Eminenza poco tempo fa, proprio per allargare il raggio d’azione di questo incontro e trovare così un risvolto ecclesiale, disse:
“Tutte le comunità sono dentro un trapasso pastorale e, come ammonisce l’Evangeli Gaudium, non dobbiamo dire “si è sempre fatto così”; serve una conversione forte di tutte le parti e delle stesse comunità. Decisivo è recuperare un’autentica passione, per essere veri discepoli credenti”.