Caserta, Allagamenti ordinari e politica straordinaria. Basta con il mantra della semplificazione!

Caserta allagata per le forti piogge e il sindaco Marino si chiude nel più totale silenzio.

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Il primo cittadino sembrerebbe aver dimenticato i problemi (certo non attuali) di una città da sempre congestionata e paralizzata per le scariche di pioggia.

Eppure durante il ballottaggio del 2016, (candidato a sindaco di Caserta per la coalizione di centrosinistra) dichiarò: “Realizzeremo subito un grande piano di manutenzione straordinaria della città di Caserta. Le priorità sono costituite dal rifacimento del sistema fognario, delle strade e della pubblica illuminazione. Spettacoli indecorosi come quello di questi giorni con la città letteralmente invasa da fiumi d’acqua e da detriti di ogni genere, non sono più tollerabili. Il primo passo è quello di effettuare uno screening del territorio, verificando lo stato dei sottoservizi (fogne, rete acqua e rete gas). Successivamente, sulla base dei dati raccolti, bisogna dare vita ad un grande piano di manutenzione straordinaria, che riguardi in primo luogo il sistema fognario, la pulizia delle caditoie e il rifacimento delle strade, che sottoporremo all’attenzione del governo nazionale e del governo regionale. Inoltre, voglio che vi sia un coordinamento fisso con i concessionari (rete telefonica, rete elettrica e digitale), che spesso intervengono in maniera impropria, arrecando danni ingenti alle strade e ai sottoservizi cittadini”.

Ma se facciamo un altro salto temporale, precisamente il 20 luglio del 2011, durante il consiglio comunale, l’allora consigliere Luigi Cobianchi dichiarava “Ci sono problemi nel piano triennale delle opere che non vengono affatto trattati o vengono sottodimensionati nelle urgenze e nella gravità. Noi di recente a Caserta abbiamo avuto un evento meteorologico indubbiamente straordinario, che ha trasformato la città in una condizione da stato post calamità naturale. Il problema che si é evidenziato é problema molto serio, qualcuno semplicisticamente é andato a trovare il capro espiatorio di turno, ne parlavamo anche con il Consigliere Ursomando in una trasmissione televisiva, perché secondo lui tutto il problema risiede nei tombini non meglio manutenuti, e quindi il flusso d’acqua non assorbito dall’impianto di smaltimento sarebbe dovuto alla non perfetta manutenzione dei tombini. Mi sembra una cosa molto semplicistica, in realtà dobbiamo prendere atto del fatto che ci sono interi quartieri di Caserta sorti in epoca recente, parlo degli anni ’90, che per quanto riguarda i servizi, in particolare lo smaltimento delle acque, si sono appoggiati alle arterie fognarie che erano state progettate negli anni ‘60 e ’70 per alcuni quartieri, e viva Dio che gli ingegneri dell’ epoca avevano molto ben calcolato e sovradimensionato applicando un coefficiente di sicurezza o quant’altro, altrimenti noi ad oggi veramente saremmo alla rovina. Ma la cosa che mi fa più impressione é Corso Trieste dove abbiamo visto tutti su internet le immagine di un Corso Trieste trasformato in un fiume. I lavori su Corso Trieste sono terminati da tempi tali che a mio sommesso avviso consentirebbero l’Amministrazione Comunale di esercitare azioni di responsabilità rispetto a progetti mal fatti o lavori mali eseguiti, perché é sotto gli occhi di tutti, che la precedente Amministrazione, una delle cose a cui ha completamente derogato rispetto ai propri doveri istituzionali, é quello del controllo dei cantieri. Anche nei progetti che richiedono una rendicontazione attentissima non solo da un punto di vista contabile, ma anche di quello tecnico, perché finalizzati con fondi europei, non so come se la siano sbrigati, sta di fatto che Corso Trieste continua a subire avallamenti alla minima pioggia, sta di fatto che il sistema fognario di Corso Trieste si é rivelato assolutamente sottodimensionato al primo evento meteorologico serio. Il problema é che per la natura di alcune parti di Caserta che sorgono su suolo tufaceo, un tale accumulo di acque può creare pericoli concreti per la pubblica e privata incolumità, mi rivolgo anche all’amico Palmiero, se sbaglio correggimi, cioé palazzi che sorgono sulle cave di tufo da cui si ricavava il materiale per la costruzione stessa dei palazzi, qualora queste cave siano invase dall’ acqua possono subire dissesti statici gravi ed irreversibili, perché a lungo imbibito d’acqua il tufo cambia le proprie proprietà microcristalline, irreversibilmente. D’altra parte, abbiamo già osservato che per motivi che sfuggono ad un’analisi che non sia approfondita, quando c’é stato il terremoto dell’80, praticamente l’intero comparto degli edifici del Corso Trieste ha subito danni strutturali seri, serissimi, fino a richiedere addirittura che molti di quegli edifici fossero inibiti all’utilizzo ed alcuni di quelli restano chiusi dall’evento sismico dell’80.  Allora in un piano triennale delle opere pubbliche che é stato modificato, sinceramente, se proprio devo rinunciare ai fondi del Macrico, mi sarei aspettato che una parte di questi fondi venisse destinata ad una serie di progetti seri di risanamento e di prevenzione di dissesti e disastri di natura idrogeologica, anche in pieno centro urbano; non vedo nulla di tutto questo”.

Il discorso di Cobianchi sembra cosi attuale, eppure risale a 7 anni fa. 

Déjà-vu?

Gli amministratori del 2017 dovrebbero sapere che questi eventi naturali non appartengono più alla straordinarietà; ormai sono catalogati come ordinari: quindi prevedibili. 

Le “bombe d’acqua” si stanno verificando ormai da diversi anni per cui se il tempo, le stagioni, le condizioni atmosferiche sono cambiate, una società deve adeguarsi e prendere provvedimenti, anche nelle semplici cose: la pulizia delle caditoie, l’adeguamento dei collettori, la funzionalità delle pompe dei sottopassi e così via. 

Ogni giorno siamo testimoni degli effetti dei mutamenti climatici. Adattare in tempo il nostro territorio  significa scongiurare costi umani e naturali molto più pesanti.