{"id":32868,"date":"2017-11-18T09:20:48","date_gmt":"2017-11-18T08:20:48","guid":{"rendered":"http:\/\/www.casertatoday.net\/news\/attualita\/%e2%80%8bil-costo-della-memoria\/"},"modified":"2017-11-18T16:33:28","modified_gmt":"2017-11-18T15:33:28","slug":"%e2%80%8bil-costo-della-memoria","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.casertatoday.net\/news\/attualita\/%e2%80%8bil-costo-della-memoria\/","title":{"rendered":"\u200b&#8221;Il costo della memoria&#8221; in ricordo della morte di Antonio Raimondo e Geatenina Scotto di Perrotolo"},"content":{"rendered":"<p style=\"color: rgb(0, 0, 0); font-family: sans-serif; font-size: 23.296px;\"><font size=\"4\">&#8220;Il costo della memoria&#8221; \u00e8 un testo del giornalista e scrittore Paolo Miggiano, nel ventiduesimo anniversario della tragica morte dell&#8217;infermiera Geatenina Scotto di Perrotolo e dell&#8217;Ispettore della Polizia di Stato Antonio Raimondo, originario di Grazzanise. Un incidente avvenuto il 18 novembre del 1995 nell&#8217;isola di Procida. Due vittime del dovere che ancora chiedono giustizia.&nbsp;<\/font><\/p>\n<p style=\"color: rgb(0, 0, 0); font-family: sans-serif; font-size: 23.296px;\"><font size=\"4\">Il testo in allegato \u00e8 dunque un ricordo ma anche una denuncia di Paolo Miggiano, a quel tempo collega di Antonio Raimondo.<\/font><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 16px;\">&#8220;Lo so, ne sono convinto, non \u00e8 con le lapidi, i cippi, le commemorazioni, con le medaglie alle memorie o con i monumenti che si rende giustizia a chi muore. No, la giustizia \u00e8 ben altra cosa. Con questi orpelli ci si lava solo la coscienza. A volte, per\u00f2, neanche questo si riesce a fare.<\/span><\/p>\n<p>Si chiamavano Nina e Antonio. Una era una giovanissima infermiera, figlia e sorella di pescatori di Procida. L\u2019altro era un bel ragazzone, alto, con i baffetti e gli occhi vispi, simpatico. Aveva poco pi\u00f9 di quaranta anni, sposato con due figli, ancora molto piccoli. Era nato a Grazzanise Antonio, a ridosso della pista di decollo dei jet supersonici. \u00c8 guardandoli decollare e atterrare che Antonio decide di fare l\u2019elicotterista della Polizia a Napoli.&nbsp;<\/p>\n<p>[wp_ad_camp_3]<\/p>\n<p>Antonio e Nina si incontrarono tardi, nell\u2019ora della loro morte. Era il 18 novembre di ventidue anni fa. Il vento quella mattina soffiava forte. Le raffiche avevano una forza di pi\u00f9 di cento chilometri all\u2019ora. Era proibito navigare, era proibito volare. Qualcuno a Procida disse che un ragazzo era in pericolo di vita e doveva essere salvato. Non era vero, ma in molti ci avevano creduto. C\u2019erano regole, divieti, ma c\u2019era l\u2019emergenza. Era proibito volare. Qualcuno si rifiut\u00f2, ma qualcun altro decise di farlo, di sfidare le forze della natura, sotto la propria responsabilit\u00e0. Antonio dovette seguirlo, non spettava a lui decidere. La loro ultima aria, Antonio e Nina la respirarono su di un campo sportivo di Procida, dove l\u2019elicottero, quando il pilota che era ai comandi ne perse il controllo, si ribalt\u00f2. Il loro sangue si mescol\u00f2 all\u2019acqua ed al fango del terreno di gioco, dove il vento soffiava ancora pi\u00f9 forte.&nbsp;<\/p>\n<p>Ad Antonio e Nina la giustizia \u00e8 stata negata. Per le loro vite spezzate troppo presto, nessuno ha pagato, ma questo in Italia \u00e8 accaduto abbastanza spesso e ce ne facciamo una ragione. Sono passati ventidue anni da quel terribile 18 novembre e oramai, fatta eccezione per i loro familiari, sono in pochi a ricordare la storia, l\u2019avventura umana, il loro immolarsi per gli altri. A Procida questa tragedia \u00e8 rimasta impressa nella memoria degli isolani e, grazie all\u2019impegno di alcune persone che non hanno dimenticato, come le tenaci insegnanti della scuola Antonio Capraro e l\u2019amministrazione comune. Qui, ogni anno, l\u2019anziana madre di Nina saluta i ragazzi, al termine di un percorso di studio della storia di Antonio e Nina. Quest\u2019anno, il 20 novembre, consegner\u00e0 un premio ai ragazzi vincitori del premio: &#8220;Omaggio a Gaetanina ed Antonio&#8230;per non dimenticare&#8221; sul tema ella sicurezza nei luoghi di lavoro. In fondo Antonio e Nina sono morti facendo il loro lavoro. Io sar\u00f2 con loro, perch\u00e9 Antonio era un mio amico e Nina lo \u00e8 diventata, solo dopo, purtroppo. Con me ci sar\u00e0 anche Lucia di Mauro Montanino, una donna a cui la camorra, in una notte di agosto, le ha ammazzato il marito Gaetano, Guardia giurata.<\/p>\n<p>Ma a Grazzanise, il paese dove Antonio era nato? Nulla! Intanto Roberta, la figlia di Antonio, che oggi lavora nella Polizia di Stato, \u00e8 delusa. \u00ab\u00c8 vergognoso ci\u00f2 che accade nel paese dove \u00e8 nato mio padre. \u00c8 vergognoso perch\u00e9 non fu la mia famiglia a chiedere nulla al comune di Grazzanise, ma due anni fa furono loro a prometterci grandi cose per la memoria di mio padre. Poi, invece sono scomparsi nel nulla.\u00bb<\/p>\n<p>Come dare torto a Roberta? Eppure l\u2019attuale sindaco sapeva. Su sollecito di Roberta, la figlia ormai donna di Antonio l\u2019ho chiamato, l\u2019ho incontrato il 27 ottobre. Gli ho riferito che la targa che sembrerebbe intitolare ad Antonio una piazza nella cittadina dove \u00e8 nato, con molta probabilit\u00e0 \u00e8 solo una targa metallica e che dietro non c\u2019\u00e8 nessuna procedura formale. L\u2019ho messo in guardia che quella targa, collocata l\u00ec in quella piazza da qualche suo predecessore, potrebbe essere solo una beffa, una malcelata occasione per buttare fumo negli occhi alla memoria. Gli propongo di verificare e di organizzare, in occasione dell\u2019anniversario, una sobria commemorazione, in attesa di future iniziative di memoria che facessero conoscere anche ai giovani le straordinarie figure di Antonio e Nina. Ci siamo lasciati con l\u2019impegno del sindaco del piccolo comune a ridosso dell\u2019aeroporto militare che mi avrebbe richiamato il luned\u00ec successivo per informare me e la famiglia di Antonio circa le iniziative che avrebbe potuto organizzare. Da quel giorno di luned\u00ec ne sono passati diversi, ma la telefonata del sindaco non \u00e8 mai arrivata. Evidentemente a Grazzanise la memoria non \u00e8 proprio di casa. Ad Antonio e Nina sar\u00e0 sufficiente essere ricordati dai ragazzi di Procida.<\/p>\n<p>&nbsp;<span style=\"font-size: 20.8px;\">[wp_ad_camp_3]<\/span><\/p>\n<p>Roberta mi fa sapere che delle scialbe aureole consolatrici di certi personaggi, la sua famiglia non ne ha bisogno. La memoria non scompare, non si cancella! \u00abMia madre, mio fratello ed io ricordiamo chi era Antonio Raimondo, sappiamo che uomo era nostro padre. Non ci servono le distratte o imposte occasioni di commemorazione a Grazzanise a farcelo ricordare. Le sceneggiate se le tenessero per loro, ma non ci piace essere presi in giro sul nome di nostro padre, che voglio ricordarlo \u00e8 morto per gli altri, solo per glia altri.\u00bb, cos\u00ec, con amarezza, conclude Roberta e noi con lei. Siamo con lei, perch\u00e9 il ricordo costa dolore e amarezza&#8221;.<\/p>\n<p><span style=\"font-size: 20.8px;\">di <i>Paolo Miggiano<\/i><\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&#8220;Il costo della memoria&#8221; \u00e8 un testo del giornalista e scrittore Paolo Miggiano, nel ventiduesimo anniversario della tragica morte dell&#8217;infermiera Geatenina Scotto di Perrotolo e dell&#8217;Ispettore della Polizia di Stato Antonio Raimondo, originario di Grazzanise. Un incidente avvenuto il 18 novembre del 1995 nell&#8217;isola di Procida. 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