Le condizioni di vita dei minori in Italia nel 2024, un quadro dettagliato dall’Istat che non promette bene

La condizione dei bambini e dei ragazzi in Italia continua a essere un tema di cruciale rilevanza sociale, con i dati Istat del 2024 che offrono un quadro articolato delle sfide e dei progressi registrati. L’aggiornamento degli indicatori sulle condizioni di vita dei minori di 16 anni, frutto di un’analisi approfondita condotta nel 2024 nell’ambito dell’Indagine annuale su Reddito e condizioni di vita, evidenzia come una percentuale significativa di minori sia ancora a rischio di povertà o esclusione sociale.

Nel 2024, il 26,7% dei bambini e dei ragazzi di età inferiore ai 16 anni, pari a circa 2 milioni e 68 mila minorenni, viveva in famiglie a rischio di povertà o esclusione sociale. Questa percentuale è superiore rispetto al 23,1% calcolato sul complesso della popolazione residente in Italia. L’indicatore di rischio di povertà o esclusione sociale è ovviamente composito in quanto si riferisce alla quota di individui che si trovano in almeno una delle seguenti condizioni: rischio di povertà, grave deprivazione materiale e sociale o bassa intensità lavorativa, secondo l’Indicatore Europa 2030.

Rispetto al 2021, anno della precedente indagine, si osserva un miglioramento generale, con una diminuzione di 3 punti percentuali nella quota di minorenni a rischio di povertà o esclusione sociale, specialmente nel Nord del Paese. Questa riduzione è attribuibile sia alla diminuzione del rischio di povertà (22,8% nel 2024 rispetto al 25,6% nel 2021) sia a una minore incidenza della bassa intensità lavorativa (6,7% rispetto al 7,6% nel 2021), che riflette un andamento positivo del mercato del lavoro. Non dimentichiamo che nel 2021 eravamo in piena pandemia da Covid – 19 e stavamo uscendo da una situazione di crisi profonda sia sul piano economico sia sul piano sociale.
Tuttavia, nonostante una diminuzione dell’incidenza complessiva della deprivazione materiale e sociale specifica per i minorenni, essa appare più severa in quanto aumenta la quota di chi presenta più segnali di disagio: oltre la metà dei minori in condizione di deprivazione presenta almeno sei segnali, rispetto al 36,2% del 2021. L’indicatore di grave deprivazione materiale e sociale segnala che il 6,1% dei minori presenta almeno sette segnali di deprivazione, in aumento rispetto al 5,3% del 2021.

I segnali di deprivazione materiale e sociale nello specifico

L’11,7% dei bambini e ragazzi con meno di 16 anni si trova in una condizione di deprivazione materiale e sociale specifica, mostrando almeno tre dei 17 segnali previsti per i minori, un valore comunque inferiore alla media europea del 13,6%. Tra i segnali di deprivazione, quelli più diffusi sia tra i minori deprivati sia sul totale dei minori sono:
– Vivere in una famiglia che non può permettersi di sostituire mobili danneggiati con altri in buono stato.
– Non potersi permettere di trascorrere almeno una settimana di vacanza all’anno lontano da casa.
– Non potersi permettere di svolgere regolarmente attività di svago fuori casa a pagamento un indicatore che mostra segnali di peggioramento rispetto al 2021.

Un dato positivo riguarda l’accesso a Internet: nel 2024, tra i minori in condizione di deprivazione, il 24,7% non ha accesso a una connessione internet utilizzabile a casa, un miglioramento di quasi 10 punti percentuali rispetto al 2021.

Altri segnali di deprivazione sono legati all’alimentazione (frutta fresca, verdura, carne o pesce giornalieri), al possesso di un’automobile o di almeno due paia di scarpe in buone condizioni si confermano come i meno frequenti.

Per quanto riguarda l’insicurezza alimentare, il 4,9% dei minori ne presenta segnali, con significative differenze regionali: 3,1% nel Nord, 2,1% nel Centro e 8,9% nel Mezzogiorno, sebbene a livello nazionale e nel Nord si sia osservato un miglioramento rispetto al 2021.

Divari Territoriali Persistenti

I dati Istat del 2024 confermano la persistenza di importanti divari territoriali nelle condizioni di vita dei minorenni.
La situazione è nettamente più disagiata nel Mezzogiorno, dove il 43,6% dei minori è a rischio di povertà o esclusione sociale
Nel Nord, la quota si attesta al 14,3% mentre nel Centro, l’indicatore è pari al 26,2%. Queste differenze, a sfavore del mezzogiorno confermano in dato storico ricorrente dopo l’unità d’Italia. Non sono bastati quasi 170 anni a colmare divari ormai insopportabili.

Fattori Familiari Determinanti del Rischio

Il rischio di povertà o esclusione sociale aumenta significativamente in base a diverse caratteristiche familiari:
– Il numero di minori in famiglia determina in maniera decisa le condizioni di rischio sociale. Le famiglie con più figli aumentano tale rischio in maniera devastante.
– Anche le famiglie monogenitoriali sono particolarmente a rischio. Oltre la metà di quelle che hanno più di un minore sono fortemente. Questo fenomeno registra un peggioramento di oltre 13 punti percentuali rispetto al 2021 per le famiglie monogenitoriali con 2 o più figli.
Inoltre nelle famiglie monogenitoriali, se è presente solo la madre, la percentuale di minori a rischio è maggiore rispetto alle famiglie nelle quali è presente solo il padre
– Eiste una stretta correlazione tra il livello di istruzione dei genitori e la condizione socio-economica della famiglia. Oltre la metà (51,8%) dei minori con genitori che hanno al massimo la licenza di scuola secondaria inferiore è a rischio di povertà o esclusione sociale. Questa quota è oltre cinque volte superiore rispetto a quella dei minori con almeno un genitore laureato (10,3%).

– Il rischio è decisamente inferiore per i minori in famiglie dove la principale fonte di reddito è il lavoro dipendente (17,3%) rispetto a quelle con redditi da lavoro autonomo (24,4%).
– Le difficoltà economiche delle famiglie con minori sono spesso legate al pagamento di un mutuo per l’abitazione di proprietà (22,7%) o all’affitto (23,6%), quote che sono rispettivamente più del doppio e superiori rispetto al totale delle famiglie.
– Il rischio di povertà o esclusione sociale è circa tre volte superiore per i minori che vivono in famiglie monoreddito (53,5%) rispetto a quelli in famiglie plurireddito (18%).

Un discorso a parte per i minori stranieri

I dati evidenziano una situazione particolarmente critica per i bambini e i ragazzi stranieri: il 43,6% di essi è a rischio di povertà o esclusione sociale, un valore superiore di oltre 20 punti percentuali rispetto a quello dei coetanei con cittadinanza italiana (23,5%).
Questo divario raggiunge il suo massimo nel Mezzogiorno, dove l’incidenza del rischio per i minori stranieri è del 78,2%, quasi il doppio rispetto al 40,9% dei minori italiani residenti nella stessa area.

Anche nel Nord, dove la quota di minori stranieri a rischio scende a un terzo, la distanza dai coetanei italiani (9,3%) rimane elevata.

È importante notare che, nonostante i tassi più alti per i minori stranieri, quasi la metà (49,2%) dei minori complessivamente a rischio di povertà o esclusione sociale è di nazionalità italiana e vive nel Mezzogiorno.

La Trasmissione Intergenerazionale degli Svantaggi

L’analisi Istat sottolinea anche l’importanza della situazione finanziaria della famiglia di origine come fattore determinante del rischio di povertà in età adulta. L’Italia è tra i Paesi dell’UE che registrano le maggiori differenze: il rischio di povertà per chi viveva in famiglie in cattiva situazione finanziaria è alcuni punti percentuali superiore rispetto a chi viveva in una buona situazione economica.

Nuvole nere all’orizzonte.

In sintesi, i dati Istat 2024 mostrano un quadro molto complesso delle condizioni di vita dei minori in Italia. Se da un lato si registra una diminuzione complessiva del rischio di povertà ed esclusione sociale, dall’altro emergono criticità significative legate ai divari territoriali, alle caratteristiche familiari (in particolare le famiglie monogenitoriali e quelle con più figli) e alla cittadinanza.
Questi dati sottolineano la necessità di politiche mirate e integrate per affrontare le sfide che ancora ostacolano il pieno benessere di milioni di bambini e ragazzi in Italia.
Il progresso sociale non può essere legato alla fortuna di nascere in una famiglia piuttosto che in un’altra oppure in una zona dell’Italia piuttosto che in un’altra.
È davvero avvilente leggere dati di sviluppo del Sudi Italia che rasentano la totale povertà della maggior parte della popolazione paventando un ritorno ad alcuni periodi del secolo scorso quando gli abitanti del Sud Italia scappavano all’estero per trovare un lavoro e per conseguire le minime condizioni di benessere e dignità.