Renzi inaugura la scuola ma quella ‘Buona’ resta un miraggio lontano

[author title=”di Salvatore Orlando” image=”http://www.casertatoday.net/news/wp-content/uploads/2016/02/1-e1456703331345.jpg“][/author]

Comprensibile la gratificazione e la soddisfazione di chi ha compiuto ‘l’impresa’ di portare in provincia di Caserta il presidente del Consiglio, da sottolineare però come la visita del premier si sia trasformata in offesa per il territorio per l’approssimazione, la confusione, la distanza tra il protagonista del pomeriggio tammarese e la gente, che ha provato anche a contestare l’illustre ospite, con argomentazioni di vitale importanza, ma l’offesa consiste nel fatto che ai cittadini – quindi alla democrazia – ancora una volta è stata tolta la parola e la possibilità di esternare il suo malcontento. I governanti, quelli buoni, erano soliti stringere le mani al popolo, girare senza scorte, ascoltare la voce della gente comune; oggi il buon Matteo ha stretto solo quelle di un ristretto gruppo di aficionados che per un giorno hanno avuto l’opportunità di farsi il selfie con il loro idolo… La gente comune era distante dal punto dove Renzi è sceso dalla macchina. E la stampa? Quella che avrebbe dovuto registrare le parole o le sensazioni di un momento ‘memorabile’? Guardata a vista, come se fosse una colonna dell’Isis pronta a mettere nel mirino il primo ministro.

Renzi viene ad inaugurare una scuola. All’immediata vigilia dell’anno scolastico che si annuncia quanto mai turbolento per insegnanti, studenti e famiglie in pratica per chi orbita all’interno dell’apparato. E dice che un paese di provincia – come oggi è capitato a San Tammaro – diventa più bello quando si inaugura una nuova scuola. Ma oltre questo non sa, non può andare. Non celebra la vigilia di un appuntamento così importante in una piazza imponente di una grande città, perché probabilmente altrove i fischi e gli improperi sarebbero stati ben più ridondanti di quelli di una folla esigue, tenuta a bada e a distanza da un ottimo servizio di sicurezza. Certo, potremmo andare orgogliosi che il premier ha fatto visita alla nostra provincia, ma un capo di governo non può scegliere come uditorio esclusivamente un gruppo di bambini festanti, che si affacciano al mondo scolastico, non sapendo quali realtà – ci dispiace disilluderli – si apprestano ad affrontare. L’occasione sarebbe stata propizia per affrontare temi ben più impegnativi, a proposito della ‘buona scuola’ che da tempo va sbandierando nel palazzo, che, secondo lui, dovrebbe rappresentare uno dei fiori all’occhiello della sua attività governativa. In altro contesto Matteo Renzi avrebbe dovuto spiegare se la sua ‘buona scuola’ è quella che prevede la chiamata diretta dei docenti – per imprescindibile indiscrezione dei dirigenti scolastici (silenzio, parla Agnese) – mortificando la meritocrazia che dei missionari come possono essere definiti gli insegnanti a più svariati livelli sono chiamati a conquistare sul campo; Matteo Renzi dovrebbe spiegare che la ‘buona scuola’ è quella che prevede che le famiglie siano costrette a comprare la carta igienica per i bagni o quella per rifornire le fotocopiatrici delle segreterie; Matteo Renzi deve spiegare se quella che chiama la sua ‘buona scuola’ è quella i cui edifici rientrano ancora sotto la gestione e giurisdizione delle Province dissanguate nei bilanci da una riforma dissennata che non ha per nulla risolto i problemi che lui aveva intenzione di eliminare. Ha preferito aderire all’invito di politici locali per una passerella che poco aggiunge e molto toglie alla sua crescita nel favore popolare. Insomma il premier ci pregia della sua presenza – qui sta l’offesa verso il territorio – perché forse ha trovato terreno fertile per evitare il confronto, la dialettica, porre sul tappeto problemi che effettivamente tante persone – per un giorno compiacenti – sono chiamate ad affrontare ed il cui disagio resta depositato in qualche cassetto in attesa di risposte che non arriveranno mai. I pochi cartelli, i tenui fischi, gli improperi appena accennati sono nulla rispetto alle violente contestazioni di Taranto o quelle registrate in Sicilia, forse la gita a San Tammaro e al Real Sito di Carditello è un mezzo come un altro per attutire le contestazioni che si levano sempre più alte lungo la penisola, per fare sfoggio di un sorriso sempre più sbiadito, di un volto sempre più preoccupato. Ma forse al premier va bene così, dà sempre più l’impressione – ad un popolo attonito e senza opportunità di replica – di tirare a campare: oggi la scuola di San Tammaro ha vissuto la sua giornata di gloria, la ‘buona scuola’, non quella che intende Renzi,  invece è ancora lungi dall’essere inaugurata.

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