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Renzi, game over. Il popolo alza la voce e si riappropria della sua sovranità

di Salvatore Orlando

The day after. Si sapeva che il 4 dicembre sarebbe stato lo spartiacque nella vita politica, economica e sociale degli italiani. Lo scossone che esce dalle urne è chiaro ed inequivocabile: ci troviamo a fare la storia con una volontà decisionale che il popolo pareva avesse smarrito, o meglio, che qualcuno gli volesse sottrarre. Non volendo entrare nel merito di una riforma che poteva pure presentare qualche elemento da prendere in considerazione, qua la partita si giocava sulla sovranità popolare. E non tanto perché qualche elemento di rappresentanza veniva eletto (o nominato) solo su ‘indicazione’ dei cittadini, bensì per il fatto che che l’elettorato attivo è stato per troppe volte emarginato dalle decisioni importante nella conduzione del paese. Penso a quelle tante leggi approvate con ‘voto di fiducia’, penso alle tante problematiche degli italiani penalizzate da altri affari a cui si dedicava il premier, penso alle tante volte in cui Matteo Renzi arrivava tra la gente ma evitava la gente, parlava ai cittadini, ma non con i cittadini. Tutto questo ha creato una figura aleatoria che il popolo non sentiva più sua, si aveva la netta percezione che il premier era stato messo lì da qualche potere forte, cui rispondere a discapito delle esigenze degli italiani. Ed alla prima occasione giusta il popolo ha fatto capire che è ancora in grado di far sentire la sua voce. Renzi ha giustificato il suo operato con parole che il cittadino non ha mai capito, perché non poteva condividere quelle scelte che di volta in volta si andavano a privilegiare. Il governo troppo spesso non ha convinto su alcune leggi di minore importanza rispetto alla ‘Legge per Eccellenza’: la ‘buona scuola’ ha provocato non poche proteste in piazza e nel palazzo; la riforma delle province – cui era molto assimilabile quella del Senato presente in questo referendum – ha evidenziato il sacrificio sull’altare del risparmio e della semplificazione di organismi sottratti di qualsiasi efficacia operativa e non eliminati definitivamente. E poi Renzi non è riuscito a convincere gli italiani della bontà del suo progetto perché alle belle parole da autentico affabulatore non sono quasi mai seguiti i fatti. Il popolo italiano, da sempre vituperato e definito come incapace di prendere delle decisioni importanti, questa volta, sollecitato su argomentazioni valide, ha fatto sentire la sua voce. Il campanello d’allarme tintinnava già da tempo: da quando cioè, al responso delle urne, non faceva eco una classe di governo direttamente figlia di quel voto. Troppo spesso giochi di palazzo producevano elementi rispetto ai quali le distorsioni di naso erano sempre più marcate; il popolo avvertiva gradatamente la percezione che la volontà espressa nell’urna non si rispecchiava poi nella realtà. E non è successo solo quando (Monti docet) veniva ribaltata la scelta di campo, bensì anche nella contiguità della stessa classe politica. ‘Letta stai sereno’ è stata una locuzione che in tanti non hanno mai dimenticato ed è anche questo che oggi paga Renzi. Ora si apre una fase nuova. E chiunque sarà – a breve o a lungo termine – l’inquilino di Palazzo Chigi, dovrà tenere ben presente l’articolo della Costituzione che dice ‘la sovranità appartiene al popolo’: chiunque vorrà manipolare questa affermazione sarà chiamato a renderne conto.

 


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