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Ministri e cronisti, rapporti sempre più tesi al tempo della Democrazia che ci aspetta

di Salvatore Orlando

Decisamente non sono edificanti le immagini provenienti da Avellino ed irradiate da Striscia la Notizia. Luca Abete, mister pigna, ha tentato di rivolgere qualche domanda al ministro Stefania Giannini in occasione di un recente incontro durante il quale il titolare del dicastero alla Pubblica Istruzione era scesa in Irpinia a difesa della legge che dovrebbe essere garantire la ‘Buona Scuola’. Immagini forti, dove si vede che il servizio di scorta è disposto a tutto pur di tenere alla larga l’informazione dai nostri rappresentanti in Parlamento e al Governo. La scena rimanda a qualche mese addietro, quando il servizio d’ordine alle calcagne di Maria Elena Boschi si oppose con decisione al tentativo di un cittadino casertano, Ciro Guerriero, armato solo di un cartello che recitava ‘io difendo la costituzione’ – con le maniere ritenute più adeguate – di varcare la soglia d’ingresso della sala dove il Ministro delle Riforme teneva il suo sermone a difesa del Referendum del prossimo 4 dicembre.

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E che dire dell’altra recente visita a San Tammaro del premier Renzi in occasione dell’inaugurazione dell’anno scolastico. Polizia e addetti alla sicurezza tenevano a debita distanza cittadini comuni, ma soprattutto la stampa, alla stregua dei peggiori untori di manzoniana memoria. Ma cosa hanno da temere questi signori del Governo? Dove sono i tempi quando Presidenti della Repubblica e governanti passeggiavano tra i cittadini, anzi andavano loro incontro per percepirne emozioni, ansie, sentimenti. Probabilmente il giornalista che si avvicina potrebbe porre domande fuori dal canovaccio prestabilito e si teme di non saper tener fronte agli assalti dialettici dell’opinione pubblica e chi la informa? Diranno che non sono loro i cerimonieri di servizi d’ordine o sicurezza, ma purtroppo ci stiamo sempre più incanalando in un tunnel senza uscita, cioè si scava sempre più profondo il solco tra il governante e chi lo ha mandato su quella poltrona. Ovvio che non è questa la strada da seguire, che la distanza tra gli uni e gli latri non fa altro che accentuare una sempre più crescente idiosincrasia tra cittadini e  istituzioni. Se il tentativo è quello di creare un filtro che renda inavvicinabili, inaccessibili i padroni del vapore, ci tocca vivere la nuova, particolare democrazia che qualcuno sta cercando di impiantare nella nostra povera Italia. Sono queste le riforme da fare, a nostro modesto avviso. Al di la delle belle parole e delle cifre del presunto risparmio derivante da questa o quell’altra soppressione di enti più o meno utili: se non entriamo nell’ottica che non di deve sparire o occultarsi alla gente, dopo avergli carpito il consenso elettorale, diventano sempre più ampie le falcate che ci spingono verso il baratro.


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