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Caserta. Digestore Anaerobico, le prescrizioni da seguire secondo la Norma

Ormai il mese di agosto è entrato nel vivo e tutti i politici o quasi sono alle prese con lo stacco della spina per le consuete vacanze estive. Ma anche sulla spiaggia o nella frescura dei monti alcuni di essi hanno portato tablet e pc per tenersi aggiornato su quanto succede in città oppure impostare i lavori che si prospettano all’orizzonte alla ripresa delle attività. Caserta città e buona parte della provincia è alle prese con problemi di non poco conto che dovranno chiarire quale strada intraprendere, per esempio, sulle questioni ambientali che – alla interruzione delle attività – ha creato non pochi malumori anche nella ventilata graniticità dello schieramento in auge sia al comune capoluogo che nel governo regionale. Carlo Marino ha superato con disinvoltura lo scoglio dei debiti fuori bilancio – che qualcuno aveva definito la cartina al tornasole della stabilità della giunta di Palazzo Castropignano, ma al contempo resta ancora col cerino in mano  per quanto riguarda l’istallazione del biodigestore anaerobico, argomento più volte trattato ma che ancora non vede gli spiragli per la realizzazione.

Sul rilevante argomento che interessa la tutela della salute dei cittadini da un lato e gli indirizzi politici che questa amministrazione vuole assumere verso la salvaguardia del territorio dall’altro, abbiamo interpellato la consigliera comunale di Speranza per Caserta, Norma Naim, di certo uno delle voci più autorevoli presenti a Palazzo Castropignano sui temi sul tappeto.

“Sulla Questione Digestore Anaerobico – afferma la Naim –  Speranza per Caserta ha denunciato in primis la mancanza di trasparenza degli atti prodotti dall’Amministrazione Comunale, targata Marino. Il finanziamento di 26 milioni e 500 mila euro deliberato dalla Regione Campania per un impianto di trattamento della frazione organica di 40mila tonnellate all’anno risulta sovradimensionato rispetto al fabbisogno della città di Caserta che si attesta sulle 10/12 tonnellate annuali. Fatta tale premessa, quello che abbiamo con forza contestato sin dalla prima ora è la localizzazione dell’impianto. Marino aveva inizialmente individuato l’area Lo Uttaro, ma ha dovuto fare dietro front perché chi gli contestava la scelta (comprese le amministrazioni di San Nicola la Strada e San Marco Evangelista, oltre a noi di Speranza e associazioni ambientaliste) hanno avuto vita fin troppo facile dimostrando che l’area indicata è censita nel Piano Regionale di Bonifica, quindi incompatibile con la Legge Regionale che prevede il preventivo progetto di bonifica per un sito contaminato. Inoltre l’area di Lo Uttaro è incompatibile con il costruendo Policlinico Universitario”.

Incassata la bocciatura l’amministrazione ha tentato di aggirare l’ostacolo approvando una delibera con la quale si impegnava a individuare siti alternativi per il trattamento della sola frazione organica dei rifiuti, coinvolgendo nella scelta l’Arpac, la Sogedin e la Regione Campania. Altresì Palazzo Castropignano avrebbe costituito un gruppo di lavoro con rappresentanti della maggioranza e della minoranza finalizzato ad informare i consiglieri comunali sulle varie fasi del procedimento.

“A tutt’oggi – annuncia ancora Norma Naim – non è stato costituito nessun Gruppo di Lavoro e dopo aver presentato una prima richiesta di accesso agli atti,  per ottenere una copia dello Studio di Fattibilità, dopo varie resistenze lo abbiamo visto pubblicato sul sito del Comune ed abbiamo saputo che si sarebbe istallato in località Ponteselice, a 800 metri dalla Reggia Vanvitelliana e a 500 metri dalle abitazioni. Il tutto senza minimamente coinvolgere i comuni limitrofi, vale a dire San Niccola La Strada, Casagiove, San Marco Evangelista e Recale”.

Andato a monte anche il secondo tentativo lo scorso 30 giugno la Giunta Comunale ha approvato lo Studio di fattibilità con deliberazione n. 112, dalla quale si apprende che vi sono stati degli incontri di consultazione con gli Stakeholder (Legambiente, Italia Nostra, Isde, CGIL/CISL/UIL/UGL) e si legge nella stessa deliberazione che “si sta verificando la possibilità/fattibilità dell’impianto in zona Gradilli. In questa delibera poi rimangiandosi tutto ciò che avevano riportato nei precedenti provvedimenti, si stabilisce di istituire un Osservatorio per il controllo delle fasi progettuali e realizzative dell’impianto, con esponenti dell’Università, due Consiglieri Comunali maggioranza e minoranza,  e da personalità di rilievo cittadino e nazionale in materia ambientale.

“Il gruppo Speranza per Caserta ha presentato una nuova richiesta di accesso agli atti, chiedendo in particolare tutta la documentazione disponibile, nell’ambito del Progetto e dell’affidamento all’ATHENA SRL, nonché i verbali delle attività di confronto e consultazione con gli stakeholder, menzionati nella delibera di giunta e la planimetria dell’area Gradilli, sulla quale l’Amministrazione Comunale, ancora una volta senza alcuna condivisione con i Comuni interessati, intenderebbe installare il digestore anaerobico. A tutt’oggi la nota non è stata ancora riscontrata”.

Quello che in conclusione si trae da tutte queste peripezie è che l’amministrazione comunale intende sì sfruttare il corposo finanziamento messo a disposizione dalla Regione Campania, ma pare proprio che non ci siano i parametri né di localizzare l’impianto sul territorio comunale, né tanto meno di usufruire di un impianto di quella portata, dal momento che il fabbisogno della città risulta essere di gran lunga inferiore a quello prebentivato. Per cui Comuni, Associazioni e Movimenti Politici, tra cui Speranza per Caserta, chiedono di coinvolgere nel progetto l’ATO Rifiuti per la scelta della localizzazione, in coerenza con quanto stabilito dalla legge Regionale 14, secondo la quale nessuno dei tre siti fin qui proposti presenta i requisiti per ottenerne l’individuazione.

 

 

 

 

 


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