Berlusconi a Caserta. La calca attorno al ‘capo’ svilisce la sua missione

[author title=”di Salvatore Orlando” image=”http://www.casertatoday.net/news/wp-content/uploads/2016/02/1-e1456703331345.jpg”][/author]

La premessa di fondo è che questo articolo non vuole nel modo più assoluto prendere le parti di uno a discapito di altri nella campagna elettorale che si appresta ad affrontare la sua ultima – più calda – settimana. Altra premessa è quella che mai e poi mai l’umiltà ci consente di dissertare su argomenti politici o strategie di sorta che ciascuno può praticare e sottoscrivere al fine di ottenere il massimo risultato. Quello che preme sottolineare, in questa circostanza, è che ancora una volta a queste latitudini le cose continuano ad essere fatte alla carlona. Forse non sappiamo fare di meglio. Forse non vogliamo fare di meglio. Fermo restando che i contenuti politici del discorso di Berlusconi sono riportati in altra sede, fermo restando che alcuni di quei contenuti sono comunque da prendere per quelli che sono, vogliamo soffermarci sulla giornata, o parte di essa che ha visto la presenza del Cavaliere all’ombra della Reggia. Non credo che l’organizzazione sia stata all’altezza dell’evento. Forse perchè quando si muove lui – fin dal 1994 – ci si è abituati a muovere in un certo modo. Sarà anche questo, forse, un motivo per cui Berlusconi e Forza Italia non riescono a mantenere il passo dei tempi. Non c’era moltissima gente in Piazza Dante, ma i circa cento aficionados, ancora soggetti ad un certo fascino che il personaggio trasmette, si sono accalcati alle sue costole provocando non pochi problemi e quindi il tradimento della missione per cui l’evento era stato messo in calendario. Che era quella di dare un risalto all’immagine di Riccardo Ventre e dell’altra candidata di bandiera, Mariella Uccella, aspirante sindaco di Santa Maria Capua Vetere, che non è stata neanche menzionata nelle poche parole che l’ex premier ha pronunciato. Ma non è questo il punto. Con un apparato della portata che dovrebbe esprimere quella che è stata definita la città (o provincia che dir si voglia) più azzurra d’Italia, sarebbe stato tanto difficile organizzare l’evento in altro ambiente, casomai al riparo di un sole cocente e che la possibilità che oratori, ospiti di riguardo, simpatizzanti ed operatori della comunicazione, ciascuno per la sua parte, avrebbe potuto soddisfare le proprie esigenze e rendere la giornata veramente redditizia? Evidentemente le cose non le sappiamo ancora fare, o meglio, forse, non le vogliamo ancora fare. Sicché tra gli spostamenti di appena qualche metro dell’ospite di turno, ci siamo letteralmente spintonati, calpestati, ingiuriati l’un l’altro. Abbiamo visto, cosa poco dignitosa a dire il vero, lo stesso Riccardo Ventre sballottato di qua e di là, nel tentativo di tenere il passo del suo sponsor. L’impressione che ne scaturisce è che non ci siamo. Diciamo di voler cambiare le cose, ma non facciamo nulla neanche per restituire alle manifestazioni popolare – una delle cose più semplici ed elementari – la serenità e la pacatezza di affrontare le varie situazioni. Io personalmente ho partecipato a diversi eventi dello stesso tenore, mi rendo conto che come nelle manifestazioni esteriori, dove si deve ricorrere a spintoni e sbracciate per restare al codazzo del ‘capo’, metaforicamente lo stesso sistema (non è il caso del presidente Ventre, ovviamente) diventa sempre più indispensabile per mantenersi a galla per le posizioni di rilievo. Ed è ciò che non va più in un sistema totalmente da rivedere: se è tuttora questa la peculiarità di una certa schiera politica, inesorabilmente, questa è destinata – giorno dopo giorno – ad essere sempre più soccombente.