Vertenza Policlinico. La Cgil di Caserta: “Per i lavoratori situazione drammatica.  Si intervenga sugli ammortizzatori sociali”

La vicenda che interessa la realizzazione del Policlinico Universitario di Caserta va avanti ormai da vent’anni. L’ultima puntata, risalente all’inizio del 2018, vede Condotte – ultima delle imprese impegnate nell’appalto – presentare una richiesta di concordato in continuità al Tribunale di Roma. Da quel momento i lavoratori impegnati nella costruzione del Policlinico si ritrovano nuovamente senza retribuzioni: infatti, in quanto dipendenti formalmente del consorzio Concorsu – al 99 % controllato da Condotte – non sono interessati dalle procedure concordatarie.

“In pratica da gennaio 2018 ad oggi i lavoratori sono riusciti ad ottenere solo due mensilità e solo grazie ai tavoli di contrattazione delle Organizzazioni Sindacali: ad oggi vantano addirittura sette mesilità arretrate, una situazione di oggettiva disperazione.”. Dichiara Irene Velotti, della Fillea Cgil di Caserta.

“A ciò si aggiunge il fatto che, nonostante la mancanza di retribuzioni, non hanno diritto a nessun ammortizzatore sociale (cassa integrazione, solidarietà, etc). Infatti, il Jobs Act, già intervenuto pesantemente sugli ammortizzatori sociali, non è stato modificato in questo punto dal Decreto Dignità: non ha quindi risposto alle situazioni drammatiche dei lavoratori del Policlinico e a quanti interessati da situazioni simili.”.

“Appare singolare che autorevoli esponenti dell’attuale maggioranza di Governo si mostrino improvvisamente interessati alla vertenza-Policlinico quando essi stessi hanno votato il Decreto Dignità che non ripristina quanto dal Jobs Act soppresso – interviene la Segretaria Generale della Cgil di Caserta Camilla Bernabei –. Ci fa piacere che i Parlamentari casertani della maggioranza abbiano finalmente preso atto delle difficoltà di questi lavoratori. Ci auguriamo che mettano in atto tutte le condizioni per una nuova modifica del decreto con un intervento sugli ammortizzatori sociali per dare risposte a quanti oggi si trovano in condizioni di criticità lavorativa, consapevoli che anche l’introduzione di un eventuale “reddito di cittadinanza” non coprirebbe questa casistica.”.

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