San Francesco Dreaming Soccer, ad Arienzo il calcio insegna la solidarietà

Dal sogno di un calcio diverso al Campionato Asi Campania Felix, la giovane formazione della Valle di Suessola si racconta tra grandi valori e passione per lo sport

ARIENZO (CASERTA) – Ad Arienzo una squadra di calcio dal nome San Francesco Dreaming Soccer è ormai da tempo sempre più attiva, in particolare dal punto di vista sociale. Infatti, rivelano due membri della squadra e il presidente, che il loro fine ultimo è proprio quello di risvegliare l’aspetto sociale e la componente umana dei ragazzi partecipanti e di chi li segue.

Il presidente Francesco Lettieri insieme al capitano della squadra e un altro giocatore hanno raccontato con ardore e coinvolgimento quest’esperienza che fa parte, ormai, della loro quotidianità.

Com’è nata la squadra e con quale scopo?

F: La San Francesco Dreaming Soccer, chiamata così per il sogno di un calcio diverso, è nata 4 anni fa, il presidente agli inizi era Padre Gabriele, appartenente all’ordine dei Francescani di Arienzo ed io ricoprivo il ruolo di allenatore della squadra. In seguito a vari problemi, era necessario trovare un nuovo presidente; per dare continuità alla squadra, ho ricoperto quel ruolo, anche per il forte legame che si era creato con i giocatori della squadra.

Era spiacevole che finesse in quel modo perché le iniziative programmate non mancavano. Siccome erano tre anni che facevo parte di quella squadra ed ero il più grande tra tutti, ho assunto il ruolo di presidente e Padre Gabriele ha continuato ad essere il vicepresidente. Naturalmente aldilà della «questione campo», abbiamo varie attività sociali che non vogliamo lasciare ed i nostri calciatori hanno una certa formazione. Io, per esempio, sono stato squalificato il primo anno per un mese a causa di proteste.

Inizialmente, non è stato semplice poiché Padre Gabriele pretendeva un certo tipo di atteggiamento e siccome agli inizi non eravamo molto forti calcisticamente, ogni sconfitta per noi era motivo di frustrazione; il comportamento in campo doveva essere impeccabile e corretto, ci sono state espulsioni di giocatori che se la cavavano molto bene ma che avevano peccato nel comportamento.

Lei non crede che il calcio debba essere anche uno strumento sociale?

F: Certo, considera che noi abbiamo un progetto per le scuole, da 3 anni ormai, collegato al progetto della UEFA e alla lotta al razzismo. Siccome le squadre di calcio della Valle di Suessola non sono in amicizia tra di loro, per tre anni abbiamo organizzato, compreso quest’anno, un torneo San Francesco, per creare un confronto, data la scarsa simpatia tra le squadre. Le nostre soddisfazioni «extracampo» le abbiamo senza ombra di dubbio.

La selezione dei giocatori è avvenuta in modo libero?

F: È stata liberissima, senza alcuna restrizione. Tre mister prima di me avevano rinunciato poiché il livello era abbastanza basso. Padre Gabriele mi spiegò che lo scopo della squadra era di andare al di là del risultato e questa cosa mi piaceva, così accettai volentieri.

Attualmente, per le partite in casa, qual è il campo da voi utilizzato?

F: A Forchia, poiché il campo di Arienzo deve essere sottoposto a lavori. Pochi giorni fa ho insistito proprio sui tempi con chi di dovere per avere a disposizione il campo. Inoltre noi ci autotassiamo con una piccola cifra a testa, ciò per pagare le trasferte, le divise dei giocatori e per i progetti sociali, poiché noi cerchiamo di regalare qualcosa ai bambini che vanno a scuola calcio come le scarpette oppure di regalare a bambini che vivono disagi economici libri e quaderni.

Dopo tre anni che ci siamo totalmente autotassati, quest’anno il Bar Royal di San Felice, l’Onda del Benessere e il Bar 2000 di Arienzo si sono resi disponibili.

Passiamo ad una domanda che estendo non solo al presidente ma anche ai giocatori Onofrio e Carlo, quest’ultimo capitano della squadra. Potete dire di essere uniti tra di voi? Dimostrate di essere una vera squadra?

O: Certo, dopo ogni partita, siamo soliti fare un rinfresco e festeggiare tutti insieme come una vera squadra. L’unione si vede sia nei 90 minuti della partita, sia fuori; infatti quando la squadra avversaria si comporta in modo corretto, offriamo una sorta di terzo tempo con un rinfresco di cui parlavo prima, tralasciando poi il nostro terzo tempo interno, dove ci riuniamo per stare tutti insieme.

Dal punto di vista umano, cosa vuol dire per voi far parte di questa squadra?

O: Innanzitutto, fare qualcosa di utile ma divertendosi perché ti risulta più semplice, egoisticamente parlando poiché trovi accanto a te altre 20 persone che sono al tuo stesso livello, hanno il tuo stesso entusiasmo e il tuo stesso scopo. Così come in campo lo scopo è fare goal, nel sociale è fare qualcosa di buono e utile. Il tutto è più semplice, più divertente, perché alla fine di una partita o di un evento, c’è il momento del resoconto che coincide con il momento dei festeggiamenti il più delle volte.

F: Come presidente io non mi sento al mio posto perché vorrei continuare stare in mezzo a loro ma varie cose hanno voluto che fossi il loro presidente ma continuo ad esserci nonostante tutto.

Come si è arrivati alla partecipazione del Campionato Provinciale Asi Campania Felix?

Il primo anno abbiamo fatto una serie di richieste però FIGC non potevamo disputarlo perché si trattava della terza categoria e i costi erano eccessivi, abbiamo in seguito trovato questo campionato in cui l’unico parziale ostacolo era l’età, poiché c’era un limite di età più alto, quindi per il primo anno, dove comunque il livello era scarso, il problema non si è neanche posto, l’anno seguente ci sono stati dei miglioramenti e sono arrivate le critiche, l’anno scorso abbiamo perso un ricorso e ci avevano estromesso dal campionato, fortunatamente il ricorso è risultato privo di motivazioni, è stata fatta retromarcia e ci hanno permesso di continuare.

Il campionato quando partirà?

C: Da sei giornate hanno cominciato con una coppa, da sabato 2 dicembre si dividerà in due fasce, una più giovane, a cui noi partecipiamo e una meno giovane. Sono in tutto 20 squadre, in due fasce, una da undici e un’altra da nove. Impegna praticamente tutto l’anno solare, inizia a settembre/ottobre e termina a giugno inoltrato.

Se volessimo parlare di un’evoluzione della squadra, di che tipo di evoluzione potremmo parlare?

C: Ciò che veramente mi ha fatto piacere sono state le parole di Padre Gabriele, quando ha affermato che una delle vittorie della squadra sono stato io poiché aveva visto in me un cambiamento radicale, questo mi ha colpito molto. Posso confermare che la squadra ha avuto un’evoluzione: negli elementi creati, nella passione che ci mettiamo nel fare ogni singola cosa.

O: Ci sono stati dei momenti difficili ma c’è stata un’evoluzione veramente positiva, siamo cresciuti in mezzo a queste difficoltà ma non abbiamo mai mollato. Se dovessimo smettere di giocare, concentreremo maggiormente le nostre forze su quello che c’è attorno perché siamo nati per quello e moriremo per quello. Se avessimo voluto giocare solo a calcio, ci saremmo potuti aggregare a tante squadre di terza o seconda categoria ma per noi non sarà mai solo calcio.

Collaborando tra di voi e autotassandovi individualmente, unendo le vostre forze, fa diminuire il sacrificio oppure resta comunque un peso per voi?

C: Diciamo che la stessa tassa che pagavamo negli anni precedenti, ci permetteva anche di fare un po’ di beneficenza, ora invece riusciamo a coprire le spese che non si possono evitare, abbiamo bisogno di rivolgerci a terzi per poter fare qualcosa di più.

L’importante è farvi sentire e conoscere dalla gente, credete che ci stiate riuscendo in qualche modo?

O: Inizialmente è normale che ci sia un po’ di diffidenza, poiché la gente deve essere comunque stimolata però la risposta prima o poi arriva. Per esempio, la cosa più banale che facciamo è il torneo dei bambini, siamo arrivati alla terza edizione e vedere l’oratorio pieno è stata una soddisfazione.

F: La determinazione paga, credere in quello che fai, fa percepire all’altro che ci credi; il tempo che dedichiamo, il comportarsi onestamente crea rapporti di amicizia autentici.

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